Il problema del recupero crediti nelle pmi italiane

28 Settembre 2018|Articoli, Recupero crediti|

Molte piccole e medie imprese italiane, da ora in avanti PMI, si ritrovano a fare i conti con la problematica che riguarda il recupero dei crediti nei confronti dei debitori insolventi.

Per le PMI la mancata riscossione dei crediti rappresenta un forte disagio che può determinare la cessazione dell’attività, oltre a costituire un danno per l’economia intesa nel suo complesso. La mancanza di liquidità, infatti, compromette il buon andamento aziendale, la capacità dell’impresa nel perseguire un certo equilibrio economico e nel fronteggiare i costi fissi o le spese impreviste.

Non solo. Il mancato recupero dei crediti può determinare situazioni di crisi dell’impresa, con contraccolpi importanti e dalla portata ancora più ampia. Impossibilità nell’accedere al credito bancario, ripercussioni sul fronte degli investimenti e mancata corresponsione degli stipendi ai dipendenti sono le principali conseguenze che derivano dai crediti rimasti insoluti.

Recupero crediti: una condizione che accomuna la maggior parte delle PMI

Diversamente da quello che si potrebbe immaginare il numero delle PMI che intrattengono rapporti con committenti e clienti inadempienti continua ad aumentare, oltre a destare serie preoccupazioni per l’andamento economico del paese.

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Del resto, il rischio di pesanti ripercussioni sulla vita delle PMI era già stato evidenziato da Confartigianato. Secondo gli ultimi dati, aggiornati al secondo semestre del 2018, sono il 70% le PMI che vantano più di una fattura insoluta. A tutto ciò si aggiunge il razionamento del credito con un calo di 2,5 miliardi di euro per quanto concerne i prestiti che vengono erogati alle PMI.

Allo stato attuale piccole imprese e artigiani rappresentano la fetta che maggiormente soffre della situazione, nonché dell’alto costo del denaro. Le criticità aumentano quando ci si sposta nel settore del commercio e per le realtà imprenditoriali che sono concentrate nel sud Italia. Si stima, inoltre, che 1 imprenditore su 5 è costretto ad intraprendere le vie legali per l’instaurazione di vertenze bonarie o giudiziali finalizzate al recupero del credito.

Nella maggior parte dei casi gli imprenditori scelgono di affidarsi all’avvocato di fiducia e solo il 15% chiede il supporto delle associazioni di categoria. Invece, si mantiene piuttosto basso il ricorso alle coperture assicurative. Tutto ciò genera ulteriori costi. Gli onorari e i premi per le polizze assicurative aggravano le posiziono delle PMI.

prevenire insolvenza

Prevenire l’insolvenza

Come le PMI possono impedire di ritrovarsi a gestire i problemi d’insolvenza? Esistono delle procedure e delle strategie da attuare in via preventiva per scongiurare il rischio di ritrovarsi con fatture insolute?

Indubbiamente indagare sull’affidabilità di un nuovo committente è il primo passo da compiere. Prima di perfezionare un contratto di fornitura e intraprendere rapporti commerciali è buona regola appurare se l’azienda sia iscritta al registro dell’imprese e non abbia fallimenti o procedure esecutive in corso. Si tratta di notizie che l’imprenditore può attingere dal pubblico registro sui protesti istituito presso la Camera di Commercio.

Le PMI, inoltre, dovrebbero monitorare lo stato degli incassi in modo periodico, così da avere un quadro aggiornato sulle merci vendute e le prestazioni rese per le quali si aspetta ancora il saldo. In questo modo è possibile agire in tempo per il recupero del credito, evitando che l’importo lieviti ancora o eventuali problemi di prescrizione che impedirebbero di proporre una legittima azione in giudizio.

L’iter per il recupero del credito da parte delle PMI

La procedura per il recupero credito da parte delle PMI si svolge seguendo determinati step, nel rispetto di limiti temporali. In prima battuta la PMI sollecita per iscritto l’adempimento del credito nei confronti del debitore.

In mancanza di riscontro fattivo, per il tramite di un avvocato, si procede inviando un’intimazione ad adempiere. In questo caso si assegna un termine, di regola di 15 giorni, entro il quale provvedere e la richiesta contiene non solo la sorte capitale, ma anche gli interessi moratori ed eventuali spese accessorie.

recupero credito pmi

Rimasta inevasa l’intimazione si apre la vera e propria strada giudiziale. Le PMI si vedono così costrette ad agire in giudizio, chiedendo al giudice l’emissione di un Drecreto Ingiuntivo, ovvero un provvedimento che, in mancanza di opposizione da parte del debitore e in presenza di alcuni presupposti, può diventare un titolo esecutivo per intraprendere le azioni volte al recupero del credito, quali pignoramenti su beni mobili o immobili.

Tuttavia, il debitore può, a sua volta, munirsi di legale e opporsi in giudizio, facendo valere le ragioni a sostegno della sua insolvenza. In questi casi la condizione delle PMI si complica maggiormente, considerati i tempi di giustizia necessari per definire questo genere di liti.

Inoltre, quando il processo si dovesse concludere a favore delle PMI l’effettiva riscossione del credito comporta, il più delle volte, l’instaurazione di un’ulteriore fase esecutiva. Nelle more del processo le PMI si ritrovano a sostenere costi legali e a scontrarsi con i disagi che derivano dal ritardato adempimento.

Di fronte al quadro normativo vigente e ai tempi da rispettare per avviare la procedura finalizzata al recupero del credito si auspica che il legislatore possa introdurre nuove regole per agevolare la posizione delle PMI. L’introduzione di forme di mediazione ancora più efficaci e una maggiore celerità nei processi appaiono quantomai necessarie.

L’avvocato sempre con te!


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