L’esclusione di un socio nelle società di persone

8 Ottobre 2019|Diritto commerciale|

OSSERVAZIONI SULL’ESCLUSIONE DI UN SOCIO NELLE SOCIETA’ DI PERSONE

Per ciò che concerne l’esclusione di un socio nelle società di persone le ipotesi delineabili sono sostanzialmente due: esclusione correlata a decisione degli altri soci (cd facoltativa ex art. 2286 codice civile) ovvero quella stabilita ex lege (esclusione di diritto aI sensi e per gli effetti di cui all’art. 2288 codice civile).

Come intuibile dalla disciplina, la differenza sostanziale tra le due ipotesi verte sia sui presupposti sia sulla necessità di una decisione da parte di una compagine societaria.

L’esclusione di un socio in siffatta tipologia di società sostituisce di fatto ciò che potrebbe equivalere ad una sorta di risoluzione per inadempimento, le cui norme sono però inapplicabili alla fattispecie in esame. L’esclusione presenta però un campo di applicazione più ampio di quello della risoluzione tout court, essendovi ricompresa anche l’ipotesi in cui l’inadempimento del socio dipenda da cause allo stesso non imputabili.

Ratio e fondamento dell’istituto è ravvisabile in una circostanza comune ad entrambe le fattispecie di esclusione del socio: vale a dire il verificarsi di un fatto nell’equilibrio commerciale /societario tale da non consentire, per un’evidente incompatibilità, la sua permanenza. L’esclusione opera di diritto se ad esempio il socio sia dichiarato fallito oppure nel caso in cui il creditore particolare del socio abbia ottenuto la liquidazione della quota ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2270 codice civile; tuttavia l’assunto sembra comunque essere a tutt’oggi oggetto di dìatribe giurisprudenziali soprattutto per ciò che concerne la posizione di socio in seno a società in nome collettivo e società in accomandita semplice.

In tale evenienza, tuttavia, l’esclusione automatica sembrerebbe piuttosto ovvia: il fallimento di un socio, avendo inevitabili ripercussioni dannose sul gruppo dei soci e sulla lineare prosecuzione dell’ attività comune prevista dall’oggetto sociale.

Pertanto nelle società semplici, s.n.c. e s.a.s. – caratterizzate dal rapporto di fiducia tra i soci – i motivi di esclusione vertono ad esempio sul mutamento delle condizioni di salute del socio ovvero su casi di condotte particolarmente gravi che rendano inevitabile l’allontanamento; seppur talvolta per mera opportunità.

esclusione socio società di persone

Casi di esclusione

In particolare l’art. 2286 codice civile contempla l’ipotesi di interdizione ovvero inabilitazione del socio nonché il caso in cui sia intervenuta nei suoi confronti una condanna penale che conduca all’interdizione ancorchè temporanea (quale pena accessoria ) dai pubblici uffici.

Altri casi ancora riguardano invece l’impossibilità sopravvenuta per il socio che partecipi alla società prestando la propria opera o di perimento di beni conferiti a titolo di partecipazione. La norma fa riferimento, per ciò che concerne alle obbligazioni derivanti ex lege ovvero dal contratto sociale da “gravi inadempienze”.

Per ciò che riguarda la ratio ed il significato giuridico integra una grave inadempienza, tra le altre, ad esempio l’utilizzo da parte di un socio (senza il consenso degli altri) delle cose appartenenti al patrimonio sociale per fini estranei a quelli stessi della società. Grave condotta è anche ritenuta quella correlata a distrazione di somme appartenenti alla società, per scopi o fini personali, in particolare se posta in essere abusando delle proprie funzioni.

In punto la Corte di Cassazione (sentenza N. 17759/2016 ) ha affermato che sia possibile, oltre alla revoca del mandato, anche l’esclusione dell’amministratore che sia al contempo socio di una società di persone il quale si sia reso, in accezione di incompatibilità, gravemente inadempiente nei confronti della società stessa.

Pertanto i fatti che in via di paradigma giuridico possono comportare esclusione cd facoltativa sono:

  1. Gravi inadempienze alle obbligazioni ex lege ovvero derivanti dall’oggetto contrattuale;
  2. Impossibilità per il socio di eseguire il conferimento in precedenza promesso;
  3. Mutamenti nello stato personale del socio.

Ecco una casistica ulteriore suffragata dalla giurisprudenza: aver assunto obbligazioni a nome e per conto della società senza averne i poteri, aver svolto cd concorrenza sleale nei confronti della compagine societaria, appropriazione da parte del socio amministratore degli utili della società, condotta del socio consistente nell’omissione di ogni forma di collaborazione nella conclusione del cd esercizio sociale, conferimento da parte di un socio di un mandato generale senza obbligo di rendiconto (in via indiretta una mistificata cessione di quote) ad una persona che svolga identica attività (cioè in potenziale concorrenza).

Le inadempienze amministrative, pertanto, non costituiscono de plano causa di esclusione, ma rendono tuttavia possibile la revoca del mandato ad amministrare; sempre che, considerata la situazione nel complesso, non integrino inadempienze delle obbligazioni in via generale gravanti sui soci.

Ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2286 co.2 l’inidoneità del socio a compiere l’opera conferita agisce quale causa di esclusione a prescindere dalla colposità dell’inadempimento; elemento psicologico che, a contrario, caratterizza comunque l’ipotesi di esclusione per gravi inadempienze previste dal co. 1 della disposizione citata.

Per ciò che attiene l’impossibilità ad eseguire il conferimento promesso è bene premettere che in tal caso non si sia di fronte ad un’inadempienza in senso tecnico; ciò poiché mancherebbe l’elemento della colpa. L’impossibilità deve riguardare il conferimento nella sua interezza; in difetto o valutazione di parziarietà il socio non potrebbe infatti venire escluso.

Per ciò che attiene le varie situazioni personali già delineate e riguardanti ad esempio interdizione, inabilitazione ovvero condanna penale è utile sottolineare come le stesse, comunque, non comportino ad esclusione di diritto. Potrebbe inoltre sussistere da parte degli altri soci l’interesse ad ottenere l’esecuzione coatta del conferimento inadempiuto (oltre ai danni) ovvero a domandare il risarcimento per le violazioni commesse dal socio.

ESCLUSIONE DEL SOCIO AMMINISTRATORE

In ipotesi siffatta la Corte ribadisce che il socio – amministratore di una società di persone – che si appropri degli utili compie un atto in contrasto non soltanto con i doveri inerenti al mandato conferiti, ma anche con gli obblighi a lui derivanti dalla qualità di socio tenuto conto della funzione di cui al cd patto sociale; siffatta condotta, pertanto, può alla fine comportare per il socio-amministratore oltre alla revoca del mandato anche l’esclusione dalla società alla stregua dell’art. 2286 codice civile.

Tale principio viene per analogia applicato in caso di utilizzo di fondi sociali per fini non riconducibili agli scopi sociali.

DELIBERA ASSEMBLEARE

L’amministratore o altro socio (qualora in questo caso l’inadempienza sia del socio amministratore) provvederà a convocare l’assemblea dei soci con ordine del giorno “esclusione del socio”; esclusione che dovrà essere deliberata a maggioranza non computandosi il socio da escludere. L’esclusione avrà effetto decorsi 30 giorni dalla comunicazione dell’esclusione; termine entro il quale questi potrà fare opposizione dinnanzi al Tribunale competente.

Una volta escluso, il socio avrà quindi diritto alla liquidazione della sua quota da determinarsi in base alla situazione patrimoniale della società al momento dello scioglimento.

 

L’avvocato sempre con te

 

richiedi consulenza legale


Hai trovato interessante questo articolo?
1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (1 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...
Chiedi una consulenza
Ricevi notizie ed approfondimenti legali con la newsletter di Studio Legale Bordogna
close-image