La vertenza sindacale nelle controversie di lavoro

4 Marzo 2019|Diritto commerciale|

La vertenza sindacale, detta anche denuncia di controversia di lavoro, è un’iniziativa che puoi intraprendere qualora i tuoi diritti non vengano riconosciuti dal tuo datore di lavoro. Conosciuta anche col nome di vertenza di lavoro, essa serve come tentativo di conciliazione di una lite, evitando che questa diventi una causa di lavoro. Tramite la vertenza sindacale, quindi, potrai notificare al sindacato una data circostanza che tende a ledere i tuoi diritti di lavoratore; il sindacato, preso atto della denuncia e della sua attendibilità, convocherà il datore di lavoro per tentare una pacificazione della vicenda.

Modi e tempi di una vertenza di lavoro

Vari sono i casi in cui ti è possibile aprire una vertenza sindacale, ad esempio se il tuo datore di lavoro non provvede al pagamento dello stipendio o se chiede la firma di una busta paga con un valore diverso da quello retribuito, oppure ancora se effettua richiesta di firmare dimissioni in bianco o simili. Altri casi previsti possono essere: riscontro di anomalie nel conteggio di ferie e permessi, errori nel calcolo delle ore di straordinario, non pagamento delle indennità di fine rapporto, oppure ancora licenziamento senza preavviso.

Motivi per aprire una vertenza di sindacale

Sono tre i principali motivi per convincerti a prendere parte ad una vertenza sindacale. Innanzitutto, il costo che dovrai sostenere risulta essere minore rispetto a quello richiesto da un avvocato, dato che solitamente i sindacati offrono tale tipo di servizio in maniera gratuita ai propri iscritti; secondariamente, in caso di risoluzione positiva della controversia, la vertenza sindacale costituirà per te una soluzione molto più rapida rispetto ad una causa di lavoro; infine, anche in caso di mancato esito positivo della vertenza, il materiale diverrà documentazione per il Tribunale.

Attivazione di una vertenza sindacale

Per attivare una vertenza sindacale, non dovrai attendere la fine del rapporto di lavoro: ti sarà possibile aprirla sia mentre il rapporto di lavoro è ancora in corso, sia dopo che questo verrà terminato. In caso di mancato riconoscimento dei tuoi diritti in termini normativi, contrattuali o economici, il primo passo da seguire sarà quello di inviare al tuo datore di lavoro una lettera di diffida. Se egli non accetterà le tue richieste, a quel punto potrai rivolgerti ai sindacati di categoria i quali, tramite i loro uffici, accerteranno la veridicità delle tue lamentele. Una volta terminata la fase istruttoria della vertenza, il sindacato provvederà a convocare il tuo datore di lavoro presso l’ufficio del lavoro, al fine di pervenire ad una soluzione pacifica. Il collegio di conciliazione, agente neutrale, prenderà in esame sia le tue motivazioni che quelle del tuo datore di lavoro: lo scopo della conciliazione è infatti quello di giungere ad un compromesso che armonizzi i bisogni di entrambe le parti. La soluzione transattiva proposta dal collegio potrà essere accettata o rifiutata: dovrai quindi ponderare attentamente la tua decisione. In caso di mancato accordo, la proposta perverrà al giudice del lavoro.

Costi e termini della vertenza sindacale

I costi che dovrai sostenere per aprire una vertenza sindacale, come detto prima, saranno pressoché nulli; in caso tu sia iscritto al sindacato, ti sarà chiesto un rimborso per le spese sostenute da quest’ultimo per l’istruzione della pratica. In caso di non iscrizione al sindacato, ti sarà chiesto di aderire allo stesso. Quanto ai termini, per l’apertura di una vertenza sindacale avrai diritto a rivolgerti al sindacato per la tutela dei tuoi diritti per un periodo di ben cinque anni, i quali vengono contati a partire dal giorno in cui viene terminato il rapporto di lavoro (nel caso in cui si parli di aziende con un numero totale di quindici lavoratori); in caso di aziende con più di quindici lavoratori, si comincerà a contare dal giorno o mese di maturazione del pagamento richiesto.

 

 


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