LE COPPIE OMOSESSUALI: DIRITTI E DOVERI

26 Ottobre 2018|Articoli, Diritto di famiglia|

La legge n. 76 del 2016, più comunemente conosciuta come Legge Cirinnà, ha spianato la strada alle cosiddette unioni civili, vere e proprie unioni formalizzate (simili al matrimonio per certi aspetti) tra persone dello stesso sesso. Un grande passo avanti per la legislazione italiana che, ormai risultava retrograda in questa materia rispetto alle altre Nazioni europee. Dall’approvazione della legge nel 2016 sono stati circa 2800 i cosiddetti matrimoni gay: forse meno di quanto si pensasse, ma in realtà si tratta di numeri perfettamente in linea con gli altri Paesi europei.

Vediamo ora cosa dispone la Legge Cirinnà, quali sono i requisiti per unirsi civilmente e quali sono invece i diritti ed i doveri che derivano da questa unione.

Cosa si intende per unioni civili e quali sono i requisiti da avere per potersi unire civilmente.

Le unioni civili sono unioni formalizzate tra persone maggiorenni dello stesso sesso. Quello della maggiore età costituisce un requisito essenziale perché l’unione civile sia valida.

La costituzione (celebrazione) dell’unione civile per una coppia gay avviene con una dichiarazione dinanzi all’Ufficiale di stato civile alla presenza di due testimoni.

coppie omosessuali

Successivamente la dichiarazione è trascritta nei registri dello Stato civile e può essere accompagnata dalla scelta del cognome della coppia e del regime patrimoniale prescelto.

Una volta unite, le due persone hanno gli stessi diritti e i medesimi doveri.

Secondo quanto stabilito dalla legge, le parti devono necessariamente coabitare, nonché assistersi l’un l’altro sia moralmente che materialmente.

Indipendentemente dal lavoro svolto, entrambi dovranno collaborare insieme per la soddisfazione dei bisogni della famiglia, ognuno secondo le proprie disponibilità.

Si può notare una delle differenze principali con il matrimonio tradizionale: se i coniugi sono chiamati alla fedeltà coniugale, secondo quanto stabilito dal codice civile vigente, la legge Cirinnà non fa espressa menzione dell’obbligo di fedeltà per le coppie omosessuali.

Dal momento che le parti sono chiamate a coabitare, esse dovranno mettersi d’accordo e scegliere quindi una residenza stabile.

Nell’unione civile il cognome della famiglia può essere scelto dalla coppia. Una volta scelto il cognome familiare, il partner può decidere di anteporlo o posporlo al suo.

Il regime patrimoniale nelle unioni civili

unioni civili

Il regime patrimoniale delle unioni civili è quello della comunione dei beni, esattamente come nei matrimoni tradizionali.

Per questo motivo, indipendentemente dal lavoro eventualmente svolto da entrambe le parti, tutti gli acquisti effettuati dopo il matrimonio sono di proprietà di ambedue i coniugi.

Laddove le parti non volessero questo tipo di regime patrimoniale, possono scegliere la separazione dei beni. Questa scelta deve essere indicata nel documento che attesta l’esistenza del vincolo.

Diritti del partner in caso di successione

L’art. 21 della Legge 76 rimanda alla disciplina del codice civile, conseguentemente ogni riferimento al coniuge contenute in queste norme dovrà essere inteso come riferito anche alle parti di un’unione civile.

Pertanto in caso di morte del partner, l’altro ha diritto ad una quota del patrimonio.

Nel caso di successione legittima e di concorso tra eredi, il partner ha diritto ad una quota pari a metà del patrimonio del defunto, mentre ha diritto ad un terzo dell’asse ereditario nel caso in cui gli eredi (figli, ascendenti, fratelli) siano più di uno.

Nella successione necessaria, ossia quella in cui la legge prevede delle quote riservate ai familiari del defunto- le cosiddette legittime – il partner è equiparato al coniuge in tutto e per tutto ed pertanto le sono riservati i diritti di abitazione.

La cessazione dell’unione civile

Per la cessazione l’unione,  è sufficiente che uno dei partner, anche disgiuntamente, manifesti la volontà di scioglimento dinnanzi all’ufficiale giudiziari. Dopo tre mesi uno dei partner potrà proporre la domanda di divorzio, ricorrendo al Tribunale ovvero davanti al Sindaco o tramite negoziazione assistita da avvocati, come previsto dalla riforma sul divorzio breve.

L’avvocato sempre con te!


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