Condominio: la lezione di Le Corbusier

15 Settembre 2015|Diritto Condominiale|

Il condominio è una soluzione abitativa creata per implementare il numero degli abitanti in uno spazio ridotto, come quello in città. E anche in provincia, ormai, le nuove costruzioni saranno sempre più condomini, sia per un concetto di ottimizzazione dei costi sia per sfruttare al meglio lo spazio in altezza, oppure in orizzontale. Ma come costruire tali edifici e quali soluzioni tecniche adottare? Come fare in modo che vivere in condominio diventi valore aggiunto, pluralità di incontri, riflesso del vivere sociale?

Le Corbusier, antesignano delle contemporanee archistar, rispose alle domande sopra esposte teorizzando nei suoi scritti gli elementi architettonici a suo avviso ottimali per le esigenze abitative contemporanee, come i pilotis, il tetto a terrazza, le finestre a nastro per consentire la massima luminosità, l’uso del cemento armato per la leggerezza…

Le Corbusier applicò questi concetti architettonici nella costruzione delle unité d’abitation, a Marsiglia. Tale costruzione è stata chiamata dal suo creatore la cité radieuse, ed è un condominio che comprende 337 appartamenti di varie metrature, che possono ospitare dalle coppie alle famiglie con 8 figli. I dati sugli abitanti non sono univoci, ma secondo alcune stime potrebbe contenere dai 1.600 ai 1800 residenti, una vera e propria cittadina. Il condominio all’esterno si presenta come un parallelepipedo staccato dal suolo mediante pilotis, ossia pilastri di cemento armato, relativamente piccoli rispetto al peso che sopportano, e con moltissime finestre i cui contorni sono colorati di varie tonalità, in modo da rallegrare la vista di un edificio che altrimenti potrebbe risultare pesante. Il tetto a terrazza oggi contiene una piscina, alcuni servizi comuni ed un centro espositivo. Gli appartamenti sono sviluppati su due piani (duplex) con una scala interna che collega i due livelli, e sono formati in modo da avere una finestra alta che li illumini entrambi.

Le Corbusier

La commessa statale affidata nel dopoguerra all’architetto franco-svizzero, più precisamente nel 1947, era incentrata sulla ricostruzione a prezzi contenuti di case per impiegati pubblici. Egli riuscì a inaugurare il condominio nel 1952. Al suo interno erano presenti un albergo, un ristorante, vari negozi ed una palestra sul tetto dell’edificio, oltre all’asilo per i figli dei condomini. Alcune soluzioni adottate dall’architetto oggi sembrano banali, ma allora erano innovative e contro l’usuale metodo costruttivo, come le porte scorrevoli, che consentono di recuperare lo spazio dell’apertura, la cappa, il parquet, l’impianto di riscaldamento centralizzato etc..

Come indica lo stesso nome, citè radieuse, lo spazio è concepito come un quartiere piuttosto che un palazzo. Le Corbusier infatti considerava che abitare nel suo condominio fosse un progresso, riflesso del vivere in città. Ed invero all’interno della struttura i corridoi sono chiamati rue, strade, proprio perché l’edificio è immaginato come una cittadina.  Le Corbusier pensava non ci fosse alcuna differenza tra architettura ed urbanistica, poiché lo spazio deve sempre essere diretto alla comunità, sia in un caso che nell’altro. Il principio di condominio come comunità, primo agglomerato sociale, trova in questo progetto la sua massima espressione. Esperimento tra l’altro pienamente riuscito visto che lo stesso modulo compositivo sarà replicato dall’architetto in altre quattro città, tra cui Berlino (allora) ovest.

L’idea del condominio come riflesso del vivere in comunità è avvalorata dalle scelte tecniche di Le Corbusier, come la presenza di pochi ascensori, in modo da rendere più facile l’interazione e l’incontro tra i residenti. La comunità è considerata dall’architetto non un elemento negativo da neutralizzare, ma un valore aggiunto da agevolare; non un fastidio, ma un beneficio, ed il condominio diventa dunque il luogo ideale per la realizzazione della comunità stessa.

Le Corbusier non è stato subito compreso dai suoi contemporanei, come nella migliore delle tradizioni ma, con l’andare del tempo, il valore dell’opera è stato ampiamente riconosciuto, infatti questa è stata messa in lizza per essere annoverata tra i monumenti patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

La filosofia dietro le scelte architettoniche di Le Corbusier, ispirate dallo spirito del tempo, ossia la Francia post seconda guerra mondiale, ovviamente non può essere la stessa dietro la costruzione dei moderni condomini, tuttavia l’architetto le Corbusier ci insegna come il condominio sia realizzazione e contemporaneamente riflesso della comunità. E quindi della città.

A presto! L’avvocato sempre con te!


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